Diario · Riflessioni

Gestire le energie: in gara come alla scrivania

Il più grande errore dell'amatore è partire forte. L'ho imparato soffrendo — e da allora ho iniziato a dosare le forze anche nelle giornate di lavoro.

C'è un classico errore che ogni amatore fa, almeno una volta: partire forte. L'adrenalina spinge, le gambe sono fresche, tutti intorno accelerano — e via, si parte a tutta. Poi, a metà percorso, arriva il conto: le energie sono finite troppo presto, e quello che restava da fare diventa una lunga sofferenza. L'ho vissuto, e mi ha insegnato la lezione più utile che porto ancora oggi ovunque.

Il ritmo giusto è quello che puoi tenere

Nel ciclismo e nel triathlon si impara presto che non conta quanto vai forte all'inizio, ma quanto sei intero alla fine. Il segreto è trovare il ritmo sostenibile: un passo che sembra quasi troppo comodo nei primi chilometri, ma che ti permette di arrivare in fondo senza crollare. La disciplina non sta nell'accelerare: sta nel non farlo quando tutto ti spingerebbe a strafare.

Le giornate lunghe si corrono uguale

Una giornata di lavoro intensa somiglia più a una granfondo che a uno scatto. Se brucio tutte le energie nella prima ora, sulle cose più urgenti, arrivo al pomeriggio svuotato — proprio quando servirebbe lucidità per le decisioni difficili. Così ho imparato a distribuire lo sforzo: le attività che chiedono più concentrazione le colloco quando ho la benzina giusta, e tengo un ritmo che posso reggere fino a sera, invece di esplodere e spegnermi.

Mangiare e bere prima di avere fame e sete

In gara c'è una regola d'oro: non aspettare di avere fame o sete per rifornirti, perché a quel punto è già tardi. Vale anche fuori: le pause, il recupero, lo stacco non sono tempo perso — sono ciò che ti permette di non arrivare a fine giornata a secco. Ignorarli è come non bere in bici: sembra di guadagnare tempo, e invece stai preparando la crisi.

Non vince chi parte più forte, ma chi arriva intero. In gara come nelle giornate che contano.

Da amatore, questa è forse la cosa che lo sport mi ha dato di più utile: non gambe da campione, ma il senso della misura. Sapere quando spingere e quando trattenere, dosare le forze invece di sprecarle. È un'abilità che uso ogni giorno, molto più spesso in ufficio che in sella.

Francesco Bafunno

Appassionato di ciclismo su strada e triathlon. Nella vita, dottore commercialista a Torino.

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