Diario · Riflessioni

La salita e la scadenza

Cosa il ciclismo mi ha insegnato sul lavoro: che le cose che contano si conquistano un metro alla volta.

C'è un momento, in ogni salita lunga, in cui la testa vorrebbe scendere dalla bici. Le gambe bruciano, la cima non si vede, e la parte più comoda di te propone di mollare. È lì che ho imparato la lezione più utile — e non riguarda solo lo sport.

Perché quello stesso momento lo conosco bene anche in ufficio: la scadenza che incombe, il lavoro complesso che sembra non finire mai, la tentazione di rimandare. In bici come alla scrivania, il punto non è avere gambe o talento fuori dal comune. Il punto è continuare a pedalare quando la strada si impenna.

Un metro alla volta

In salita non si pensa alla cima: si pensa al metro successivo. Si trova un ritmo sostenibile e lo si tiene, colpo di pedale dopo colpo di pedale. È esattamente così che si porta a termine un lavoro difficile: non guardando la montagna intera, ma spezzandola in tratti gestibili e affrontandone uno per volta, con costanza.

La costanza, del resto, è meno spettacolare del talento ma molto più affidabile. In sella non vince chi parte più forte, ma chi sa dosare le energie e non si ferma. Nel mestiere è la stessa cosa: i risultati solidi arrivano dalla disciplina quotidiana, non dai colpi di genio.

La fatica che paga

C'è poi una fatica che logora e una che costruisce. La salita affrontata con metodo appartiene alla seconda: alla fine sei più stanco, ma anche più forte. Ho imparato a riconoscere la stessa differenza nel lavoro — tra l'affanno disordinato e l'impegno che, un pezzo alla volta, lascia qualcosa di migliore di come l'avevi trovato.

Non serve essere i più forti. Serve non smettere di pedalare quando la strada sale.

Ogni tanto qualcuno mi chiede perché, con il tempo che ho, scelga di passarlo su una bici a soffrire in salita. La risposta più onesta è che quella fatica mi insegna a lavorare meglio. E che, arrivati in cima, la vista ripaga sempre di ogni metro.

Francesco Bafunno

Appassionato di ciclismo su strada e triathlon. Nella vita, dottore commercialista a Torino.

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