Diario · Riflessioni

La bici come tempo per pensare

Le idee migliori non arrivano alla scrivania. Arrivano in salita, quando la testa ha finalmente lo spazio per lavorare da sola.

C'è una cosa che ho scoperto tardi e che oggi non baratterei con niente: la bici non è solo allenamento, è il momento in cui penso meglio. Non quando sono in ufficio, con lo schermo davanti e il telefono che vibra, ma là fuori, con il ritmo del respiro e il rumore delle ruote sull'asfalto. È lì che i pensieri, invece di accalcarsi, si mettono in fila.

Non è un caso. Quando pedali, il corpo è occupato e la mente si libera. Non puoi rispondere a una mail, non puoi controllare una notifica: puoi solo stare con quello che hai in testa. E paradossalmente è proprio quel vincolo — non poter fare altro — a dare alle idee il tempo di formarsi.

Il problema che si scioglie in salita

Mi è capitato decine di volte: parto con una questione irrisolta che a tavolino sembrava un muro, e da qualche parte a metà salita, senza accorgermene, la risposta è lì. Non perché in bici sia più intelligente, ma perché ho smesso di forzare il pensiero. La fatica occupa la parte di me che vuole avere subito la soluzione, e lascia lavorare in pace la parte che invece la trova.

È una cosa che ho imparato a rispettare anche nel lavoro. Quando un problema non si sblocca, insistere a fissarlo raramente aiuta. Meglio cambiare stanza, camminare, o — se ho tempo — uscire in bici. Le decisioni migliori le ho prese quasi sempre dopo, non durante.

La salita non ti dà solo le gambe. Ti dà il silenzio giusto perché un pensiero, finalmente, arrivi in fondo.

Un ritmo che insegna

C'è anche un'altra lezione, più lenta. In bici non puoi barare con il ritmo: se parti troppo forte, la salita te lo fa pagare. Impari a dosarti, a tenere qualcosa per dopo, a leggere la fatica prima che diventi crisi. È esattamente ciò che serve in una giornata di lavoro lunga, o in un progetto che dura mesi: non la partenza brillante, ma il passo che sai di poter sostenere fino in fondo.

Per questo, quando qualcuno mi chiede dove trovo il tempo per pedalare, rispondo che non lo trovo: lo proteggo. Perché quelle ore non sono sottratte al lavoro. Sono, a modo loro, il momento in cui il lavoro pensa meglio.

Francesco Bafunno

Appassionato di ciclismo su strada e triathlon. Nella vita, dottore commercialista a Torino.

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