Diario · Riflessioni

Il riposo fa parte dell'allenamento

Il giorno di scarico non è tempo perso: è quando la fatica fatta diventa forza. Una lezione che dalla bici ho portato dritta in studio.

Da ragazzo pensavo che allenarsi volesse dire, semplicemente, faticare di più. Più chilometri, più salite, meno pause: la forma sembrava una questione di quantità. Ci ho messo anni a capire che avevo torto — e che la parte del programma che snobbavo, il riposo, era in realtà quella in cui si costruiva davvero la forza.

Il corpo non migliora durante lo sforzo: migliora dopo, mentre recupera. È nel giorno di scarico che il lavoro fatto si trasforma in gambe più solide. Saltare quel giorno non ti rende più allenato: ti rende solo più stanco. Il recupero non è l'opposto dell'impegno: ne è una parte.

La stanchezza cattiva e quella buona

Ho imparato a distinguere due tipi di stanchezza. Ce n'è una che passa con una notte di sonno e lascia dietro di sé energia nuova; e ce n'è un'altra che si accumula, opaca, e a lungo andare toglie lucidità invece di darne. La prima è il segno di un lavoro ben fatto. La seconda è un campanello: vuol dire che ho spinto senza dare al corpo il tempo di assorbire.

La stessa cosa la riconosco nel lavoro. Le ore infinite, una dietro l'altra, senza mai staccare davvero, non producono risultati migliori: producono decisioni peggiori. La testa lucida vale più della testa piena, e la lucidità ha bisogno di pause per esistere. Il professionista che non si ferma mai non è più produttivo — è solo più vicino all'errore.

Fermarsi con metodo

Riposare bene, però, non è mollare a caso: è previsto, dosato, messo in conto come tutto il resto. Nel ciclismo il giorno di scarico è scritto nel programma tanto quanto l'uscita lunga. Ho provato a portare la stessa idea fuori dalla sella: proteggere il tempo del recupero come si protegge un impegno, invece di considerarlo il primo da sacrificare quando le cose si affollano.

Non è debole chi si ferma per tempo. È lungimirante: sa che la forza si costruisce anche da fermi.

Per questo, oggi, un giorno senza bici non mi pesa più come una rinuncia. So che serve, esattamente come serve la salita. E che la costanza vera — in strada come nel mestiere — non è non fermarsi mai, ma sapere quando fermarsi per poter ripartire meglio.

Francesco Bafunno

Appassionato di ciclismo su strada e triathlon. Nella vita, dottore commercialista a Torino.

← Tutti gli appunti