La mia Laigueglia: cosa cambia in un anno
Stessa salita, stesso mare, stesso pettorale sul petto. Ma tra un febbraio e l'altro, trentacinque minuti in meno. Non contro gli altri: contro me stesso dell'anno prima.
La Granfondo Internazionale di Laigueglia, a fine febbraio, è una di quelle gare che ti restano dentro: si parte con il freddo della Riviera, si sale, e per qualche ora esistono solo la strada e il respiro. L'ho corsa sul percorso lungo, il Gran Fondo, con i colori del Team Mentecorpo Cicli Drigani, nella categoria Master — quella di noi che il numero sul pettorale lo portiamo per passione, non per mestiere.
La prima volta ho chiuso in 3 ore e 59 minuti. Un tempo onesto, da amatore che finisce la sua granfondo e ne è contento. Ma quel numero è diventato, senza che lo cercassi, un punto di partenza.
Un anno nel mezzo
Tra quella Laigueglia e la successiva è passato un anno fatto di cose poco spettacolari: uscite al mattino presto, giorni di scarico rispettati, salite ripetute quando avrei preferito il divano, e la pazienza di non voler tutto subito. Nessun segreto — solo costanza, la stessa parola che uso quando parlo di lavoro.
L'anno dopo, stesso percorso, ho chiuso in 3 ore e 24 minuti: trentacinque minuti in meno, e oltre duecento posizioni guadagnate in classifica. Ma il dato che mi ha fatto più piacere non è il tempo in sé — è il distacco dal vincitore, sceso da quarantaquattro a venticinque minuti. Vuol dire che non era la giornata storta degli altri a essere cambiata: ero cambiato io.
Da amatore non insegui il podio. Insegui la versione di te dell'anno prima — ed è l'unico avversario che, quando lo batti, ti ha reso davvero migliore.
Cosa mi porto in studio
Quei trentacinque minuti non li ho trovati il giorno della gara: erano già stati messi da parte, un allenamento alla volta, nei mesi in cui non succedeva niente di visibile. È la lezione che riconosco identica nel mio lavoro di commercialista: i risultati che si vedono a scadenza sono quasi sempre il frutto di un lavoro fatto molto prima, con metodo e senza fretta. La gara — come una chiusura di bilancio o una perizia — non è il momento in cui costruisci la forma: è il momento in cui si vede quella che hai costruito.
Per questo continuo a mettere il pettorale, senza illusioni di classifica. Laigueglia, l'anno prossimo, sarà di nuovo lì. E io saprò esattamente contro chi corro.
I tempi citati sono quelli ufficiali della Granfondo Internazionale Laigueglia (percorso Gran Fondo), consultabili nelle classifiche ufficiali su ENDU.